25
Set
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L’Importanza dell’Avvocato in fase di Start Up

La creazione di una impresa è la fase più delicata dello sviluppo di una idea commerciale.
In questa fase, infatti, è necessario che il progetto o l’idea commerciale sia concretizzato stabilendo da subito le modalità del suo sviluppo.
E’ doveroso quindi decidere il soggetto attraverso il quale veicolarlo (ditta individuale - società di persone – società di capitali – cooperativa o altro) e gli strumenti giuridici per proteggerlo (contratti – marchi – brevetti).
Per programmare tutto ciò, oltre all’assistenza fiscale che viene fornita dal commercialista, cui in genere ci si rivolge, serve inevitabilmente una consulenza giuridica, perché, ad esempio, la scelta del tipo di impresa è fondamentale, e ciò non solo sotto l’aspetto fiscale o dei costi di gestione.
Deve essere valutato il fatto che la ditta individuale richiede poche formalità in sede di costituzione e bassi costi di gestione, ma non fornisce alcuna tutela per l’imprenditore rispetto al c.d. rischio d’impresa, di contro la scelta della costituzione di una società di capitali, richiede maggiori formalità e costi più alti, ma garantisce una maggior tutela all’imprenditore-persona fisica, il quale non potrà essere chiamato a rispondere con il proprio patrimonio personale in relazione ai debiti contratti per la società; senza considerare che questo è un tipo d’impresa spesso favorita dal sistema bancario, il quale usualmente richiede a soci ed amministratori garanzia personali, e quindi può essere più favorevole ad elargire credito perché quest’ultimo acquisisce maggiori coperture rispetto ai creditori particolari della società.
Altro passaggio fondamentale: la protezione giuridica del proprio progetto, della propria idea o del proprio know how, e anche in questo caso, dobbiamo considerare, oltre alla protezione giuridica, la possibilità di accesso al credito.
Il deposito di marchi o di brevetti ovvero la redazioni di specifici contratti per clienti e fornitori, infatti, sono strumenti utilissimi non soltanto per tutelare un’idea o un progetto commerciale da possibili plagi o da concorrenze sleali, ma sono fondamentale anche e soprattutto per ottenere i necessari finanziamenti.
Il rating bancario, usualmente, in sede di startup prevede un’analisi del progetto, del suo sviluppo e delle sue forme di protezione.
Il successo di un business dipende molto dal modo in cui è previsto il suo sviluppo e da come si intende agire a protezione rispetto a tutte le situazioni potenziali di rischio.
Pertanto, proteggere l’idea mediante il deposito di marchi e brevetti ovvero predisponendo contratti molto vincolanti per fornitori e clienti, finalizzati a ridurre il rischio di perdite o di fenomeni di “concorrenza sleale” quindi di mancati guadagni, sono solo alcuni degli aspetti importanti da prevedere sin dalla nascita di ogni impresa.
Ugualmente importante è predisporre idonei sistemi contrattuali di difesa dei propri crediti, cercando di prevedere penali, clausole risolutive espresse, condizioni particolari o altro.
Provare a prevenire gli insoluti e molto meglio che curarli.
Oltre a questo, per l’impresa sarà da subito necessario adeguarsi alla normativa prevista a tutela della salute dei lavoratori e agli adempimenti di cui al Decreto legislativo 231/01.
Quest’ultimo ha, infatti, introdotto l’istituto della responsabilità penale delle imprese, laddove i gli amministratori, ovvero soggetti apicali e comunque al vertice dirigenziale dell’impresa, commettano certi reati nell’interesse di quest’ultima.
Tale forma di responsabilità, che prevede sanzioni pecuniarie ed interdettive piuttosto pesanti, può essere evitata solo se l’impresa si dota di codice etico e di un modello organizzativo che introduca procedure aziendali idonee ad evitare la commissione di tali reati.
In questo caso, una regolarizzazione dell’impresa predisposta sin all’inizio, permette di ridurre i costi piuttosto che procedere con un adeguamento successivo.
Alla luce di quanto sommariamente esposto, risulta evidente come il ruolo dell’Avvocato in fase di startup aziendale sia assolutamente necessario e strategico.

15
Set
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Il Decreto Legislativo 231/2001 nelle Società Cooperative

Il Decreto 231/01 prevede diverse ipotesi di reato presupposto da quali far discendere la responsabilità dell’ente, verso alcuni dei quali possono essere particolarmente sensibili anche gli enti rappresentati dalle cooperative sociali.
Le cooperative sociali che stipulano convenzioni, partecipano a gare e/o comunque hanno qualsiasi rapporto commerciale con la Pubblica Amministrazione, così come quelle che sono soggette ad un qualsiasi controllo da parte della pubblica amministrazione ovvero ricevono contributi, finanziamenti da enti pubblici e/o organismi internazionali, devono prevedere rigide procedure finalizzate ad evitare la commissione di reati che possono commettersi nei rapporti con la pubblica amministrazione.
Le Cooperative sociali che impiegano dipendenti, a qualsiasi titolo, devono tutelarsi dalla possibile commissione di reati in ambito di sicurezza e salute sul lavoro, ovvero di reati ambientali per le cooperative sociali che invece gestiscono i rifiuti.
Ogni forma e tipo di cooperativa, inoltre, può incorrere nella commissione di reati societari, informatici, contro l’industria ed i commercio, in materia di violazione dei diritto d’autore o di corruzione fra privati e diversi altri.
L’adozione di un “Modello 231”, rappresenta per le cooperative un elmetto di garanzia nei confronti degli stakeholders e di un mercato sempre più attento alle tematiche della responsanbilità Sociale e dell’Etica d’impresa.
Molte pubbliche amministrazioni hanno cominciato a richiedere, tra i requisiti per la partecipazione a bandi di gara, una autocertificazione aziendale attestante l’assenza di condanne e/o provvedimenti in corso per reati di cui al D. Lgs. 231/2001, pena l’esclusione.
Quindi, prescindendo dall’aspetto strettamente giuridico/sanzionatorio, l’adozione di un modello organizzativo può rappresentare un’opportunità, infatti, oltre a permettere l’esenzione da responsabilità amministrativa, costituisce un’occasione di crescita e sviluppo per le cooperative, migliorando il loro rapporto con la società e la loro immagine pubblica.

23
Lug
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Gli accordi di ristrutturazione dei debiti

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti sono strumenti alternativi rispetto alle procedure concorsuali, compreso il concordato preventivo.
Negli accordi di ristrutturazione dei debiti la decisione sulla scelta degli strumenti ritenuti più idonei a comporre la crisi d’impresa è completamente demandata alla libera determinazione delle parti nella loro piena autonomia contrattuale.
Tuttavia poiché da tale contrattazione potrebbe derivare effetti, ancorché indiretti, sulla sfera giuridica di soggetti terzi estranei, il legislatore ha ritenuto opportuno e necessario l’intervento dell’autorità giudiziaria che, in sede di omologa, deve effettuare un giudizio di merito circa l’attitudine dell’accordo a svolgere la sua funzione di soluzione della crisi e la sua idoneità a garantire l’integrale pagamento dei creditori estranei.
Questi ultimi, infatti, rimangono terzi rispetto al negozio di ristrutturazione e non possono risentire in via diretta degli effetti dell’accordo.
Pertanto l’autorità giudiziaria dovrà valutare attentamente, secondo un giudizio prognostico, la serietà del piano e l’attitudine dell’accordo a svolgere correttamente la sua funzione.

17
Giu
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MEDICI: LA CASA DI CURA DOVE ESEGUIRE LE PROPRIE PRESTAZIONI VA SCELTA CON ATTENZIONE

La Suprema Corte di Cassazione Civile, sez. III, con sentenza del 13 gennaio 2015 n. 280, (Presidente Petti e relatore Amendola), ha sancito un importante principio che obbliga il medico ad accertarsi preventivamente che la casa di cura ove eseguirà le sue prestazioni sia idonea.
Pur quando manchi un rapporto di subordinazione o di collaborazione tra clinica e sanitario, sussiste comunque un collegamento tra i due contratti stipulati: quello fra medico e paziente e quello tra il paziente e la Casa di cura.
Il primo, ha ad oggetto prestazioni di natura professionale medica, comportanti l’obbligo di abile e diligente espletamento dell’attivita’ professionale, il secondo, prestazione di servizi accessori di natura alberghiera, infermieristica ovvero aventi ad oggetto la concessione in godimento di macchinari sanitari, di attrezzi e di strutture edilizie specificamente destinate allo svolgimento di attivita’ terapeutiche e/o chirurgiche.
Trattasi di un collegamento che dal piano fattuale assume inevitabilmente rilevanza su quello giuridico, posto che l’individuazione della Casa di cura, dove il medico eseguira’ la prestazione promessa, costituisce parte fondamentale del contenuto del contratto stipulato tra il paziente e il professionista.
Infatti, ciascun medico opera esclusivamente presso determinate cliniche e, a sua volta, ciascuna Casa di cura accetta solo i pazienti curati da determinati medici.
Ne deriva che deve ritenersi connaturato al dovere di diligente espletamento della prestazione, l’obbligo del medico di accertarsi preventivamente che la Casa di cura, dove si appresta a operare, sia pienamente idonea ad offrire tutto cio’ che serve per il sicuro e ottimale espletamento della propria attivita'; cosi’ come, reciprocamente, la Casa di cura e’ obbligata a vigilare che chi si avvale della sua organizzazione sia abilitato all’esercizio della professione medica in generale e, in particolare, al compimento della specifica prestazione di volta in volta richiesta nel caso concreto.
Ed in applicazione del principio generale di cui all’articolo 1228 c.c., il quale comporta che il medico, come ogni debitore, e’ responsabile dell’operato dei terzi della cui attivita’ si avvale, cosi’ come la struttura risponde non solo dell’inadempimento delle obbligazioni su di essa tout court incombenti, ma anche dell’inadempimento della prestazione svolta dal sanitario, quale ausiliario necessario dell’organizzazione aziendale.

22
Mag
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L’ANATOCISMO ORA E’ SEMPRE ILLEGITTIMO

Si segnalano in materia di anatocismo due ordinanze “gemelle” di assoluta rilevanza emesse dal Tribunale di Milano in data 25.3.2015 e 3.4.2015.
L’art. 1 comma 629 della legge n. 147/2013 (legge di stabilità), modificando il secondo comma dell’art. 120 TUB ha reso illegittima qualsiasi prassi anatocistica nei rapporti bancari.
La norma, così come novellata, statuisce che “il CICR stabilisce modalità e criteri per la predisposizione di interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria, prevedendo in ogni caso che a) nelle operazioni in conto corrente sia assicurata nei confronti della clientela, la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori che creditori; b) gli interessi periodicamente capitalizzati non possano produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale”.
Al di là della infelice formulazione legislativa che potrebbe portare a fraintendimenti, come rilevato dai Giudici Milanesi, risulta del tutto inequivoco il divieto di anatocismo nei rapporti bancari.
Assume particolare rilievo, però, l’efficacia immediatamente vincolante di tale normativa a partire dalla sua entrata in vigore (1.1.2014) statuita dal Tribunale Meneghino disattendendo quelle istanze che avrebbero voluto l’efficacia del nuovo secondo comma dell’art. 120 TUB sospensivamente condizionata all’intervento del C.I.C.R..
Così riporta la parte motiva della decisione: “una volta riconosciuto come l’articolo in esame vieti in toto l’anatocismo bancario, nessuna specificazione tecnica di carattere secondario potrebbe limitare la portata o disciplinare diversamente la decorrenza del divieto, pena, diversamente opinand,o ammettere che una norma primaria possa in tutto o in parte o anche solo temporaneamente essere derogata da una disposizione secondaria ad essa sottordinata”.
Ne discende la possibilità per il cliente, in presenza di pratiche anatocistiche poste in essere successivamente all’1.1.2014, di vedersi restituiti gli interessi illegittimamente addebitati.

Si segnala in materia di usura una interessante sentenza del Tribunale di Padova 10.3.2015 che, sul solco di analoghe recenti pronunce della giurisprudenza di merito maggioritaria, nega con toni piuttosto decisi la possibilità di sommare aritmeticamente il tasso convenzionale e il tasso di mora ai fini della verifica del superamento del tasso soglia.
Tale conclusione, è il frutto della interpretazione della nota sentenza della Suprema Corte n. 350/2013 che, se letta superficialmente, avrebbe potuto ingenerare simile equivoco.
Si riporta il passo più significativo della parte motiva della decisione:
“L’unico modo per cui, sulla base delle deduzioni attoree dimesse nell’atto di citazione, quei due mutui potrebbero essere considerati ab origine usurari è se si ritenesse che la sentenza 350/2013 della cassazione abbia detto che al fine della verifica si debbano sommare il tasso convenzionale con quello moratorio.
Fortunatamente la Cassazione non ha mai detto una simile mostruosità poiché la citata decisione ha solo detto che il tasso di mora deve essere tenuto in conto ai fini della valutazione della usurarietà e ciò vuol dire che il Giudice deve verificare se, il tasso convenzionale e quello di mora singolarmente considerati, superino o meno il tasso soglia non potendosi accontentare di verificare il solo tasso convenzionale come era opinione isolata ma presente prima di quella decisione”.
Quanto precede anche per sottolineare la necessità che, soprattutto in simili materie, l’utente si rivolga a professionisti seri e qualificati in grado di fornire un quadro obbiettivo degli interessi in gioco e dei rischi che si possono correre.
Si sta sempre più diffondendo, al contrario, una rete di sedicenti società specializzate nello specifico settore, dirette a “fabbricare” consulenze di parte in materia bancaria secondo presupposti del tutto arbitrari in grado solamente di suscitare, in clienti incauti, aspettative illusorie di facili recuperi nei confronti di Istituti Bancari.